Giornata della memoria/ EBREI IN ABRUZZO

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Dal Corrierepeligno.it un po’ di MEMORIA attraverso alcune TESTIMONIANZE

SULMONA
Oscar Fuà: con la caduta di Mussolini, il 25 luglio, la firma dell’armistizio il 3 settembre del 1943, e l’arrivo degli alleati nel 1943-‘44, molti ebrei italiani, che erano riusciti a nascondersi e a scampare le camere a gas di Auschwitz, si schierarono con la Resistenza e con la lotta di liberazione. Furono circa duemila. Tra loro, un ragazzo di Sulmona: Oscar Fuà. Diciassette anni.  Era stato nascosto, con tutta la famiglia, nelle case di amici sulmonesi. Si verificava a Sulmona ciò che avveniva ad Amsterdam, dove in un edificio di via Prinsengracht 263, vivevano nella clandestinità la famiglia Frank, i signori Van Daan e il signor Dussel.

Il celeberrimo Diario di Anna Frank descrive l’isolamento e la paura di essere scoperti. Ma a differenza dei Frank che furono traditi e deportati nel lager di Bergen Belsen dove morirono, la famiglia Fuà non venne denunciata né scoperta. Con l’arrivo a Sulmona dei patrioti della Brigata Maiella, Oscar Fuà vi si arruola con l’obiettivo di contribuire alla liberazione d’Italia. Dopo pochi mesi, il 4 dicembre 1944, viene ucciso in battaglia a Brisighella, in provincia di Ravenna. Qualche tempo prima, passando da  Recanati, aveva acquistato una cartolina del paese con alcuni versi di Leopardi, indirizzandola alla sorella Giuseppina. Non era riuscito a spedirla. Gliela trovarono in tasca. Fu Stelio Consorte che portò la notizia ai familiari e consegnò alcuni oggetti del ragazzo: la cartolina non spedita,  un portafoglio, un pezzo di stoffa dei pantaloni.

SCANNO
“Io qui passai alcuni mesi  con alcuni amici, in particolare con un amico ebreo, un vecchio amico livornese”. Sono parole di Carlo Azeglio Ciampi. L’amico ebreo si chiamava Beniamino Sadun, che, con la madre, stava fuggendo verso sud, dopo l’8 settembre 1943.  Si rifugiarono a Scanno, per mesi, nascosti in una soffitta, in casa Puglielli. Il 4 agosto 1996, Carlo Azeglio Ciampi, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Scanno, ha detto:«Giunsi in questo paese,  dopo l’8 settembre 1943 quasi per caso, e il caso si impersonò nell’amico Nino Quaglione. Vi giunsi dopo aver provato, come tanti giovani militari, l’amarezza della dissoluzione dell’esercito, l’umiliazione della disfatta, la rabbia perché non ci era stato dato modo di reagire… […] Nel silenzio di queste montagne, si avviò un dialogo, una riflessione in primo luogo all’interno di noi stessi, con le nostre coscienze. Ci ponevamo la domanda sul come ritrovare il fondamento del vivere civile. Riconquistammo la serenità nei nostri animi a mano a mano che acquisimmo la consapevolezza intima dei valori alla base della vita di una collettività: in primo luogo la libertà, interpretata e applicata nel quadro del vivere in comune, il rispetto cioè della libertà e dei diritti degli altri come condizione per rivendicare la libertà e i diritti propri. Rinacquero in noi il sentimento dei valori che uniscono una comunità, che ne fanno un tutt’uno, i valori delle tradizioni, della cultura comune, tutti quegli elementi che costituiscono la Patria, le nostre radici, la terra dei nostri padri. Patria è una parola che non dobbiamo avere esitazione a pronunciare con orgoglio. Se fummo capaci di ritrovare i punti cardinali di riferimento, di riconquistare la serenità dell’animo, di fare le conseguenti scelte e di perseguirle  con determinazione, di sentirci di nuovo parte viva di una società di uguali, ciò fu dovuto al clima umano che respirammo in queste montagne, in questa terra d’Abruzzo. Una popolazione povera, provata da anni di guerra, semplice ma ricca di profonda umanità, accolse con animo fraterno ogni fuggiasco, italiano o straniero; vide in loro gli oppressi, i bisognosi, spartì con loro “il pane che non c’era”; visse quei mesi duri, di retrovia del fronte di guerra con vero spirito di resistenza, la resistenza alla barbarie.»

E all’Aquila, il 23 settembre 1999, nella visita ufficiale in Abruzzo, dopo pochi mesi dalla sua elezione a Presidente della Repubblica Italiana:

« Sono stati ricordati i rapporti miei, antichi e recenti, con la terra d’Abruzzo. Sono rapporti che lasciano un segno. Vissi qui alcuni mesi particolarmente intensi. Posso testimoniare di persona, per esserne stato beneficiario, di quello che fu l’atteggiamento degli abruzzesi nei confronti di coloro che si trovavano in condizioni di bisogno, fossero essi prigionieri alleati, fossero essi ebrei, fossero ufficiali o soldati dell’esercito italiano. Io qui passai alcuni mesi con alcuni amici, in particolare con un amico ebreo, un vecchio amico livornese. E un episodio, in particolare, mi è rimasto impresso nella mente. Quando, camminando una sera per una piccola via di Scanno, da una finestra un’anziana scannese mi fece un cenno, mi invitò a salire nella sua casa e mi offrì un pezzo di pane e un pezzo di salame. Questo mi ricorda quel bellissimo libro che hanno scritto gli alunni e gli insegnanti di una scuola di Sulmona – e che io conservo gelosamente – il cui titolo, se ben ricordo,  è “ E si divisero il pane che non c’era”.»
Il rapporto tra Ciampi e l’Abruzzo risale agli anni della seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre 1943. Da Roma, dove si trovava in casa dello zio Masino, a viale Liegi,  nel quartiere Parioli, Carlo Azeglio parte, con l’amico abruzzese Pasquale Quaglione, alla volta di Scanno. Partendo da Roma, con una tradotta che andava a Pescara, Ciampi e Quaglione si erano accordati con il macchinista, in modo che il treno rallentasse alla stazione di Anversa-Villalago-Scanno ed avere quindi la possibilità di scendere dal treno in corsa, senza serie conseguenze. Cosa che avvenne felicemente. Ma, alla stazione di Anversa degli Abruzzi, inaspettatamente, Ciampi trova un amico di Livorno, sua città natale, che con la madre sta cercando di raggiungere Napoli, seguendo la linea ferroviaria Sulmona-Carpinone-Napoli. E’ l’amico ebreo  Beniamino Sadun.« Ho incontrato casualmente Ciampi alla piccola stazione di Anversa »  ha ricordato Beniamino Sadun« Eravamo molto amici con la famiglia Ciampi, a Livorno. Io sono nato il 14 gennaio 1917, e sono più grande di quasi quattro anni diCarlo. Da piccoli andavamo a passare le vacanze allo stabilimento balneare Acquaviva di Livorno. Carlo era più legato a mio fratello Elvio, mentre io ero più amico di Pinino, il fratello di Carlo; ma quando ci siamo incontrati in quell’occasione drammatica, ad Anversa, siamo stati molto vicini l’uno all’altro. Mio padre era ingegnere ed aveva fondato una impresa edile con sede a Livorno e a Roma. Dopo l’8 settembre 1943, iomi trovavo a Roma, e lavoravo nella società di mio padre, che era deceduto nel 1936. Tutta la mia famiglia fu sconvolta a causa delle leggi razziali. »

Giornata della memoria/ EBREI IN ABRUZZOultima modifica: 2013-01-27T21:01:00+00:00da vivrescanno
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