Elezioni: istruzioni per l’uso (9) L’esodo biblico: inizi del ‘900

A cura di Diego Cocco

Elezioni: istruzioni per l’uso (9)L’esodo biblico: inizi del ‘900“… il Mezzogiorno diventa, proprio in ragione del suo sottosviluppo, riserva di voti per i deputati governativi e terra di elezione per la politica clientelare.La polemica dei meridionalisti … mette in luce un altro aspetto dello squilibrio fra Nord e Sud. Il protezionismo favorisce le industrie del Nord e perciò le classi operaie legate allo sviluppo dell’industria; ma danneggia l’agricoltura del Sud che con più difficoltà esporta i suoi prodotti e sacrifica così gli interessi del mondo contadino … la polemica meridionalista è fortemente orientata verso il liberismo … il fenomeno dell’immigrazione dal Sud verso le Americhe raggiunge la sua punta massima con quasi un milione di emigranti nel 1913 … più che mai l’emigrazione è la risposta del Sud alle sue condizioni. Si tratta di un dramma sociale e umano, ma anche di un grande fenomeno economico: le rimesse degli emigranti contribuiscono a rendere possibile l’importazione delle materie prime necessarie allo sviluppo industriale del Nord. E’ un ulteriore prezzo che il Sud paga per lo sviluppo del Paese. Nel corso del 1909 si discute il tema delle convenzioni marittime … gestite da società private … godendo di forti sovvenzioni statali … il governo è accusato di favorire gli interessi dei gruppi genovesi … “ Valerio Castronovo, ”L’Italia del Novecento”, Utet, 2004).La moderna flotta Florio, con sede in Sicilia, fu emarginata e portata al fallimento.Il miracolo economico – 1958-1963“… nella seconda metà degli anni cinquanta, una voce percorre le campagne meridionali: qualcuno dice che non è necessario andare nelle Americhe, che non è necessario andare in Germania o in Belgio, qualcuno assicura che nelle grandi città del Nord, a Torino, a Milano, a Genova, ci sono operai che guadagnano anche 2000 persino 3000 lire al giorno … comincia così la grande fuga, l’avventura verso il Nord, verso le grandi città, verso le fabbriche che hanno bisogno di braccia giovani e forti … ‘i giovani’ racconta un ragazzo di Altamura ‘abbandonano il paese come se un flagello terribile, un’epidemia incombesse su queste zone’ … al termine di questo processo, con il censimento del1961, si registra che l’Italia non è più un paese agricolo. Gli addetti all’agricoltura, che nel 1951 erano 8.600.000 contro i 5.800.000 addetti alle attività industriali, sono scesi a poco più di 6.000.000, mentre gli addetti all’industria sono saliti a 7.600.000 … gli addetti all’agricoltura sono scesi dal 56% al 37% nelle Regioni meridionali, dal 47,8% al 26% nelle Regioni nord orientali, dal 44% al 23% nelle Regioni centrali, dal 25% al 13% nelle Regioni nord occidentali … quando, alla fine, si faranno i conti di questa gigantesca trasformazione, si noterà che è il Mezzogiorno ad avere pagato il prezzo più alto. Dei circa 4.000.000 di emigranti, che se ne sono andati oltremare o nei diversi paesi europei fra il 1946 e il 1960, l’80% sono meridionali. Fra il 1955 e il 1962 altri 3.000.000 di italiani si sono spostati dalle campagne alle città: anche di questi la maggioranza è meridionale …”“ Fiat 600: l’oggetto del desiderio”“L’oggetto del desiderio che cambierà non solo gli orientamenti degli operai in fabbrica ma la vita di tutti noi e il volto delle nostre città e delle nostre campagne … il ritmo delle nostre giornate … questo oggetto del desiderio è la “seicento”, la prima macchina che la Fiat metteva a disposizione di tutti gli italiani … la cambiale per la seicento, la prima che gli italiani impareranno a firmare (poi la firmeranno per tutto, per il frigorifero, per la cucina, per la casa),… è la garanzia del futuro, la fine della miseria, la speranza di un nuovo benessere …”.(Miriam Mafai, “Gli straordinari anni del miracolo economico”1997)Il miracolo economico: Fiat Lux“… era stato un giornale inglese, il Daily Mail, a definire col termine ‘miracolo economico’ il processo di sviluppo che all’inizio degli anni sessanta, aveva trasformato l’Italia in un paese industriale. Tanto appariva sorprendente il fatto che il tasso di crescita della nostra industria fosse giunto a tallonare da vicino quello della ‘locomotiva tedesca’, già allora proiettata verso le vette dell’economia europea.A tirare la volata era stato il forte incremento dell’export di alcuni prodotti di largo consumo, per la loro qualità e i prezzi competitivi. Intanto, da qualche tempo anche la domanda interna, grazie al fatto che gli italiani disponevano per le loro spese di un po’ più di reddito da lavoro e di qualche sudato risparmio, aveva dato segnali tangibili di una maggiore vivacità e consistenza. A imprimere questa svolta era stata la comparsa alla ribalta, dopo l’irruzione in precedenza di un gran sciame di motoscooter, di una flotta di vetture di piccola cilindrata, poste in vendita per la prima volta attraverso il sistema rateale, che avevamo mutuato nel secondo dopoguerra dagli Stati Uniti. Era cominciata così anche da noi, con il successo della 600 e di altre utilitarie, l’era della motorizzazione di massa … s’erano poi affiancati altri beni di consumo durevoli, con in testa una congerie di elettrodomestici, nuovi di zecca, acquistabili anch’essi a comode rate … l’ingresso nelle case degli italiani di frigoriferi, lavastoviglie e lavatrici aveva segnato l’affrancamento di un numero crescente di donne dalle fatiche quotidiane del lavoro domestico.Così non erano poi costrette a fare la spesa ogni giorno per disporre di generi alimentari freschi né dovevano più dedicarsi per tante ore a lavare piatti e panni … al posto delle vecchie stufe, potevano adesso servirsi di una batteria di lucenti cucine con fornelli a quattro piastre. E per le nuove famiglie che s’andavano formando, gli alloggi costruiti negli ultimi anni erano dotati sia di nuovi impianti di riscaldamento sia di scaldabagni. … Una sorta di rivoluzione silenziosa stava migliorando … le condizioni materiali di esistenza degli italiani … grazie al boom economico spirava una incipiente ventata di benessere, nel1963 aveva esordito l’Enel, l’Ente economico pubblico sorto dalla nazionalizzazione dell’industria elettrica.La luce!Il principale compito assegnato dal governo all’Enel era stato quello di ampliare la rete di trasporto e distribuzione per fornire luce e forza motrice a quanti, ed erano più di due milioni e mezzo, risiedevano in alcuni piccolissimi comuni e nelle località più sperdute, dove in passato le imprese non avevano ritenuto conveniente estendere il servizio elettrico. Di fatto l’elettrificazione integrale del territorio nazionale era l’ultimo tassello che ancora mancava per il completamento di un’ effettiva unificazione dopo oltre un secolo dalla nascita dello stato italiano. E dire che fin dal 1902 un eminente meridionalista come Francesco Saverio Nitti aveva auspicato … che la diffusione dell’elettricità segnasse l’inizio di una nuova epoca, più prospera, per un Paese come l’Italia, carente di combustibili e materie prime.La disponibilità di un adeguato volume di energia elettrica per tanta gente del Mezzogiorno che, a metà del novecento, non ne disponeva a sufficienza o non l’aveva per nulla, significava non solo l’acquisizione di condizioni di vita più decorose ma anche nuove prospettive di lavoro e occupazione.Grazie a un sistema elettrico efficiente e capillare si sarebbero potuto infatti avviare proficue attività industriali e terziarie: ciò avrebbe contribuito a determinare il riscatto delle ‘aree depresse’ da una situazione endemica di arretratezza economica e disagio sociale. Queste aspettative non andarono deluse dopo l’insediamento dell’Enel. Dagli anni sessanta in poi, la larga forbice preesistente fra i consumi elettrici pro capite del Nord e quelli del Sud venne man mano restringendosi, in seguito al potenziamento degli impianti nel Mezzogiorno e a una politica di basse tariffe per l’utenza domestica. Anche se l’elettrificazione non poteva naturalmente colmare tutti gli altri divari del Sud rispetto alle Regioni più avanzate del Nord e del Centro Italia, essa valse quantomeno a renderli meno stridenti e ad agire da fattore propulsivo per sospingere il Mezzogiorno, nel corso degli anni settanta, sulla strada della modernizzazione. Oggi che siamo abituati a vivere in uno scenario contrassegnato da uno sfavillio abbondante di luci, persino molte fra le persone che sono più avanti negli anni hanno finito per scordare quale fosse cinquant’anni fa, la fisionomia delle nostre città, anche di quelle principali. A parte alcuni quartieri centrali, le strade e le piazze delle periferie erano infatti scarsamente illuminate da pochi lampioni pubblici; e soltanto le vetrine dei negozi più lussuosi erano illuminate a giorno. Per non parlare di tante città di provincia, dove, al calare del sole e con le prime tenebre, entrava in vigore una sorta di coprifuoco.Energia elettrica abbondante e a poco costo!La possibilità di avvalersi di energia elettrica più abbondante e a minor costo (poiché all’Enel venne prescritto di abbassare del 40% le tariffe praticate in passato dalle compagnie private) mutò pertanto l’aspetto complessivo di numerosi centri abitati, rendendoli più luminosi. I vecchi tram furono sostituiti dai filobus più capienti e veloci e si allungò considerevolmente la vita notturna per l’apertura di nuovi luoghi di spettacolo e d’intrattenimento.… Da quel periodo la dinamica della domanda di energia elettrica assunse cadenze sostanzialmente analoghe a quelle in corso nei principali Paesi europei. E negli anni ottanta e novanta divenne sempre più stretta la correlazione fra l’incremento dei consumi elettrici e il miglioramento del tenore di vita degli italiani … a partire dagli ultimi due decenni del XX secolo, essa venne infatti alimentando gli eccezionali sviluppi manifestatisi con il binomio tra l’elettronica e l’informatica, con l’avvento del computer: così da dar vita alla terza rivoluzione industriale, quella che stiamo vivendo oggi …”.(Valerio Castronovo, “una luce accesa da cinquant’anni”,il Foglio, 2012)Miracolo a Scanno!Un miracolo economico ci fu anche a Scanno agli inizi degli anni ’60. Una società contadina e pastorale avviò un interessante processo di evoluzione economica incardinato sul turismo, scelta all’epoca molto coraggiosa e lungimirante. I primi risultati furono davvero assai ragguardevoli. Se si fossero consolidati nel corso del tempo, il paese, definito “da favola” dal maestro Giacomelli, avrebbe potuto innescare con successo una completa opera di modernizzazione, con grandi benefici in termini occupazionali e di arricchimento di tutta la popolazione invece ancora oggi costretta alla emigrazione. In un’ epoca cruciale mancarono la lucidità e la determinazione. Non si concretizzarono scelte progettuali strategiche e realmente propulsive: pura talvolta adombrate. Si prese a sfruttare l’esistente, senza ritegno e con esiti disastrosi e sconcertanti. Certi protagonisti, anche in funzioni apicali, hanno rivelato sostanziale inettitudine ed incompetenza. Le forze politiche non hanno saputo (e voluto) unificare le energie sane in una visione complessiva di sviluppo, ragionevolmente ambiziosa. Alimentando, anzi, e in ogni modo, conflitti e rivalità ormai giunti al livello di guardia! Il corpo sociale è stato confinato al ruolo di dispensatore del consenso elettorale. Il paese ha perso ogni slancio, incisività ed entusiasmo, ben lontano dal ruolo di primo piano che gli competeva, a livello regionale. Che peccato! I paesi concorrenti e pur meno attrattivi hanno invece saputo raggiungere e consolidare posizioni da leader, nei rispettivi segmenti di mercato, pur tra mille problemi e difficoltà. Scanno avrebbe bisogno di una classe dirigente di alto livello, motivata e concreta, senza bardature ideologiche, per l’adozione di provvedimenti che incidano in maniera profonda sugli assetti economici e sociali, restituendo fluidità al sistema e predisponendo il territorio agli investimenti.Il miracolo è rinviato! A cura di Diego Cocco

Elezioni: istruzioni per l’uso (9) L’esodo biblico: inizi del ‘900ultima modifica: 2013-02-22T07:17:00+00:00da vivrescanno
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